Parrocchia della Consolata - Punta Ala (Gr)

QUANDO IL DESERTO DIVENTA GIARDINO. I MIEI GIORNI CON I CARCERATI
di Sandro Spinelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mani d'uomo, volto di uomo, vita, solitudine, speranza, disperazione: l'incontro quotidiano con uomini e donne in carcere fa capire che nessuno può sottrarsi al bisogno della tenerezza umana e della misericordia del signore. La nostra umanità è grande, eppure è così fragile; la nostra persona è capace di desideri infiniti, eppure è così limitata; il nostro essere è così simile a Dio che ci ha creati... eppure è così lacerato dalla originale e quotidiana caduta; il nostro essere è così imperfetto da essere sempre teso alla ricerca di qualcosa o di qualcuno che lo sappia ristabilire, che lo completi, che lo guarisca. In tutti arde il medesimo fuoco, lo stesso grido: "Che Qualcuno aiuti la mia solitudine, la mia limitatezza!". Allora la risposta più grande è proprio questa: condividere. La condivisione è l'unica e più grande risposta alle tante necessità dell'uomo. Le testimonianze dal carcere raccolte in questo volume mostrano con estrema forza come le debolezze umane stiano sempre insieme ai grandi desideri, come gli errori compiuti convivano con ripensamenti e grandezze umane neppure immaginabili, che tolgono il respiro. La salvezza donata dal Signore raggiugne ogni persona, nelle modalità più varie; così ogni uomo e ogni donna hanno la possibilità di risorgere e cominciare a vivere in libertà. Solo così anche un deserto può diventare giardino...

Prefazione di Don Massimo Camisasca
Effatà Editrice, 2009, pagine 192 - 13,00 euro

INDICE: vedi Alcuni brani tratti dall'Opera: vedi

PREFAZIONE - vedi immagine

Conosco don Sandro Spinelli dai tempi del seminario, a Bergamo. Eravamo a metà degli anni Settanta, anni drammatici per la società italiana e anche per la Chiesa.
Divenuto sacerdote, don Sandro, dopo alcuni brevi incarichi, cominciò a occuparsi della formazione sacerdotale in un seminario del sud Italia.
Quando nel 1985 nacque la Fraternità san Carlo, assieme ad altri cinque sacerdoti, firmò con me l'atto costitutivo. Ma egli fece ben di più. Venne a Roma con me. Fu il primo e unico collaboratore durante i primi anni di vita della nostra comunità, gli anni più difficili, quelli in cui tutto deve prendere forma.
Quando non avevo nessuno, avevo lui.
Egli fu il vicerettore, il direttore della casa, insomma colui con cui ho condiviso ogni responsabilità.
Nel 1991 eccolo a Napoli. Rispondendo a una mia richiesta d'aiuto, accettò di essere nominato rettore di una prestigiosa scuola, che doveva essere traghettata verso nuove condizioni logistiche ed educative.
Poi, ancora il sud Italia. Questa volta le carceri, come capirete leggendo questo libro. Carcere di massima sicurezza, luogo dove don Sandro si è curvato sulla disperazione, la solitudine, la distruzione dell'umano. Senza mai nessun cedimento al male, ma senza nessuna disperazione, ha cercato di suscitare cammini di conversione, di pentimento, di nostalgia del bene.
"I santi vanno all'inferno" ha scritto G. Cesbron. L'autore francese si riferiva ai preti operai. Il titolo andrebbe bene anche per questo libro.

In questo anno ddel sacerdozio, indetto da Benedetto XVI per aiutare ogni prete a camminare verso la santità, le pagine di don Sandro ci ricordano che l'unica ragione, e, nello stesso tempo, l'unica forza del sacerdozio è di essere tramite della misericordia di Gesù.
Ringrazio don Sandro, mio carissimo fratello e amico, per questa instancabile testimonianza, per il coragio e la libertà con cui ha detto sempre "sì", in modo creativo e lieto.


Don Massimo Camisasca

 

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