Parrocchia della Consolata - Punta Ala (Gr)

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CRISTO AMA TUTTI... ANCH'IO POSSO AMARE OGNI UOMO
pagine 13-15

Per alcuni anni ho fatto il cappellano di un carcere di massima sicurezza in una regione italiana, proprio mentre iniziava un importante maxi processo. In quegli anni - prima di venire in Toscana, a Punta Ala - al mattino lavoravo in un Ufficio di Curia e il pomeriggio andavo in questo grande carcere. Tutto l'accaduto (fatti, circostanze, avvenimenti...) è stato decisivo per la mia formazione umana e sacerdotale. Tuttora ne vivo la ricchezza.
Entravo là ogni giorno. Per poter incontrare il primo detenuto, anch'io - che ero il cappellano - dovevo attraversare una decina di cancelli... E non si apriva il terzo se non si era chiuso il secondo, e non si apriva il quinto se non si era chiuso il quarto...
senza contare le perquisizioni. Questo valeva per me e valeva per tutti. Poi finalmente potevo incontrarmi con i detenuti.
Di quest'umanissima avventura intendo raccontare due fatti davvero emblematici.

Una stretta di mano

Il primo è: come sono andato a finire lì dentro.
Erano tre o quattro mesi che questo carcere non aveva il cappellano. Si sapeva (dalla stampa) del maxi processo che sarebbe iniziato di lì a poco. Si sapeva del gran numero di carcerati di grosso calibro che sarebbero arrivati (i boss!).
Lavorando col Vescovo, conoscevo la sua incertezza nel mandarci un prete locale perché... «potrebbe aver problemi... lui e/o i suoi familiari. Ci vorrebbe un forestiero». lo ero l'unico forestiero presente. Così sono andato a finire lì dentro. Casualmente si potrebbe dire; invece fu certamente provvidenziale. Nulla accade mai per caso.
C'è sempre una mano che guida con saggezza la vita di tutti.
Vi erano là alcune centinaia di carcerati. Tutti già sapevano che sarebbe arrivato il nuovo cappellano...
Il primo giorno fu il giorno dell'incontro. Tutto si risolse con una stretta di mano ad ogni detenuto... attraverso le sbarre delle celle.
Nei giorni successivi un benpensante, uno di quelli che si comporta sempre bene e non è mai stato carcerato, uno di quelli che... mi dice: «Cosa ha fatto? Ha stretto le mani a tutti?! Lo sa che tre quarti di quelle mani sono mani assassine?». Con ragionata immediatezza ho ribadito: «Veramente in quella stretta tutte le mani mi sono parse uguali... come la tua!». Infatti anche quel mattino, salutandolo, gli avevo stretto la mano, come ogni giorno... proprio come a quelli là.

Dio è venuto per tutti

E, per secondo: nessuno può sottrarsi al bisogno della tenerezza umana e della misericordia del Signore. Sfido chiunque a dire consapevolmente: «lo non ne ho bisogno».
La nostra umanità, così grande... eppure così fragile; la nostra persona, così capace di desideri infiniti... eppure così limitata;
il nostro essere, così somigliante a Dio che ci ha creati... eppure così lacerato dalla originale e quotidiana caduta; il nostro essere,
così imperfetto, è tutto... è sempre teso alla ricerca di qualcosa o di qualcuno che lo sappia ristabilire, che lo completi, che lo guarisca.

Questa tensione ho visto caratterizzare l'esistenza di ognuno.
Questo è cattivo, questi sono bravi. La categoria buoni e cattivi va accantonata e non usata, perché nessuno è buono davanti al Signore. E poi il Signore non è venuto per i buoni, è venuto pertutti. Non è venuto per i cattivi, è venuto per tutti. Non è venuto per i poveri, è venuto per tutti. Non è venuto per gli ultimi, è venuto anche per i primi. È venuto per tutti.
Questa dunque è la seconda indicazione che offro. Questesono le ragioni per cui sono andato lì dentro e sono le ragioni per cui ho accettato di esporre a voi questi fatti.

[...]


GENEROSITA' O GRATUITA'
pagine 31-33

E' importante non cadere nella trappola della generosità. La generosità non è una virtù cristiana; virtù cristiana è la caritativa o la gratuità.
Caris, gratia, gratis non sono termini sinonimi di generosità.
La generosità, pur stando dentro l'esperienza cristiana, non la qualifica. Così, anche senza intendere negativamente la generosità (... fossimo tutti generosi!), è necessario riconoscere che l'esperienza cristiana va ben oltre. Generosità è donare ciò che si ha in sovrappiù; ma dietro queste parole sta un atteggiamento riduttivo: darò ad altri quello che costituisce il mio avanzo. Non è male... ma è certamente poco.
La parabola del buon samaritano è una stoccata di prim'ordine per tutti i benpensami in genere.

Per caso un sacerdote scendeva per quella medesima strada, e
quando lo vide [vide il malcapitato] passò oltre (Lc 10,31).

L'interrogativo che ci poniamo è il seguente: il suo essere sacerdote, la sua salute... il suo viaggio, in qual modo ha migliorato quella situazione? In nulla.
Allora il dramma non sta solo nell'indifferenza, il dramma sta nel fatto che la sua grandezza umana non ha fatto crescere nulla, niente; non ha migliorato neppure di poco la situazione offertagli dalla vita; non c'è stata una condivisione che facesse trapassare all'altro...

Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre (Lc 10,32).

Lo guardò. Quest'uomo non lo ha disdegnato, ma pure lui se ne andò. «Lo guardò» indica che illevita si avvicinò al malcapitato ma poi s'allontanò. È un maledetto, perché il guardare non l'ha spinto a migliorare la situazione ridonando quanto ricevuto...
Poi arrivò un forestiero e se ne occupò.

Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione.
Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento,
lo portò ad una locanda e si prese cura di lui (Lc 10,33-34).

Il Vangelo non dice la qualità morale di questo uomo: era buono? Cattivo? E nessuno lo definisce buono perché ha curato il ferito, ne perché l'ha accompagnato alla taverna. Se lo ha fatto è perché lo poteva fare. Poi all'oste ha dato due soldi e gli ha detto: «Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno» (Lc 10,35). Questo samaritano è stato lodato, perché ha desiderato per l'altro quel che aveva ed era lui: sano e forte... Egli non fu generoso: non ha dato quello che gli avanzava... egli ha dato del suo. Sì, questo è il prossimo, questa è una vita mossa dalla carità.
La carità o la caritativa è donare ciò che ho per me, ciò che è dato per il mio vivere; è donare la propria esistenza. Il donare sé corrisponde sempre al ricevere l'altro.

:: Condivisione: divido con te quello che ho.
:: Comunione: in unione con..., la stessa unione con te.
:: Compassione: con-patisco, patisco con te. Vivo la tua medesima passione, lo stesso pathos (quanto è triste la riduzione che s'è fatta del termine «compassione»!).

La caritativa allora è una gratuità che dona ciò ch ognuno è; ben oltre a ciò che uno ha... certamente non ciò che costituisce l'avanzo.
Ecco dunque la strada dritta e spedita per la crescita della nostra persona; ecco la vera legge della vita cristiana che sola realizza la nostra personalità.
Mettere in comune sé!
Condividere! ... Con-vivere per vivere!

[...]

 

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